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Matematica da mamma

Stamane, mentre tornavo a casa da una passeggiata, c’era bel tempo. E come quando le formiche escono dalla tana per iniziare la loro raccolta di cibo per l’inverno, le mamme si sono riversate nei parchi, felici e raggianti più dei loro figli.

No, non voglio parlare delle mamme al parco, ché già è argomento trattato ampiamente (fondamentalmente si dividono in due categorie: quelle che amano andare al parco e sono super organizzate, e quelle che lo odiano, tipo me). Mi sono soffermata a pensare alla fine che le conoscenze matematiche facciano quando si diventa madri. Ora mi spiego.

Ero per la mia strada, e una mamma stava richiamando il figlio che si era allontanato da lei dicendo: “Piripicchio! Vieni subito qui! Piripicchio! Conto fino a tre!”.

Quello che una mamma si riduce a fare con i numeri è CONTARE FINO A TRE.

“Se non vieni subito qui, ti punisco! Guarda, conto fino a tre! Uno, due e… non mi fare arrivare a tre!”

“Forza amore, salta! Uno, due e… tre!”

“Dai amore, sono gli ultimi tre bocconi! Uno… due… tre! Hai visto?”

“Un, due, tre… Stella!”

Se penso a quelle espressioni di secondo grado, i radicali, le frazioni e i sistemi! In effetti non è che abbia avuto mai questo bel rapporto con la matematica. Quando alle medie mi mettevo seduta e cercavo di risolvere le espressioni, l’unica “espressione” che mi veniva bene era questa:

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Stavo lì magari ore, rifacendola 20 volte, ovviamente ottenendo 20 risultati diversi, ma MAI quello giusto. Nella mia carriera scolastica certo ricordo sprazzi di  “Mi piace la matematica!”, a volte ho azzardato pure un “Mi piace fare fisica!” e all’ultimo anno di liceo ricordo pure dei bei voti in trigonometria. Ma forse ero sotto effetto di qualche allucinogeno, non saprei. Fatto sta che all’università mi sono buttata OVVIAMENTE sulle materie letterarie. E il poco uso della matematica che facevo si riduceva al calcolo della media dei voti, calcolare il prezzo dei vestiti in saldo e poco altro.

Sicuramente inizierò ad avere i brividi se un giorno i bambini dovessero chiedermi “Mamma, mi aiuti con il problema?”. Ecco, quello sarà un problema. Però, quello che voglio dire, è che mi fa sorridere, vedendola dall’esterno questa cosa del contare fino a 3. Poveri bimbi, solo tre secondi per smettere di fare qualcosa (smettere di piangere, di saltare sul letto, di correre, di strillare etc etc), e quella piccola possibilità del 2 e 1/2 e del 2 e 3/4 DA NON SOTTOVALUTARE, che sembra dire proprio “Guarda amore, sta scadendo il tempo, hai l’ultima possibilità!”.  Anche se magari dentro di noi prima di iniziare a contare fino a tre, abbiamo contato fino a 10… mila!

Morale della favola: quando in lontananza sentite una voce femminile che grida/dice “Conto fino a tre!” state certi che quella è una mamma!

Lav

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