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Come rendere sicura la tua casa per il tuo bambino che cresce
aprile 23

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Il nostro ruolo, quello di genitori è fatto di faticose salite e veloci discese. Ovviamente le salite sono quelle più lunghe e lente, le discese neanche te le godi, durano un attimo, come sulle montagne russe. E così è anche per noi. Soprattutto quando devi fare i conti con te stesso alla fine della giornata. “Ho fatto un buon lavoro? Sono riuscita a insegnare qualcosa? Avrò fatto bene a comportarmi così?” le paranoie pre-dormita che personalmente mi faccio alla fine di una particolare giornata di stress, capricci e “tantrums” mi accompagnano fino a che non crollo. Ma poi, alla fine, siamo sempre nel giusto?

Il mio quesito nasce da alcune conversazioni, episodi vissuti, visti e raccontati che mi hanno fatto pensare che è vero, noi insegniamo sempre le cose da fare, cosa è giusto e cosa è sbagliato. E lo facciamo con tutta la calma, la comprensione, e a volte la rabbia del caso, ma ce la mettiamo tutta; solo che a volte quello che è giusto per noi risulta sbagliato per gli altri.

C’è il “Relativismo Educativo“.

Se da una parte c’è il genitore che se vede il bambino cadere gli porge la mano per rialzarsi, dall’altra ce ne sarà un altro che gli dirà “Impara a rialzarti da solo”.

Se davanti a una prepotenza subita c’è chi dice al proprio figlio “Ignora!”, da un’altra parte ci sarà sempre qualcuno che dirà “Ti ha dato uno schiaffo? Tu reagisci con uno più forte!”.

I bambini assorbono tutto quello che vivono e sentono dall’ambiente che li circonda: se sono abituati a sentire e vedere amore, saranno amorevoli, se saranno abituati a sentire critiche, improperi e acidità, di conseguenza lo faranno anche loro. Perché per loro quello che vivono è la normalità, è il giusto modo di comportarsi. E allora, provocatoriamente, dico che i genitori possono essere la rovina dei figli. Possono esserlo quando non li educano al rispetto del prossimo, alla non-violenza, all’uguaglianza, alla verità. Magari lo fanno involontariamente, perché hanno sempre vissuto quello come “normalità”. Ma i genitori possono essere anche la “salvezza”, riconoscendo i loro errori, parlando con i propri figli. Voglio condividere con voi un episodio.

Un pomeriggio mio figlio, il grande che va in prima elementare, mi ha raccontato che a scuola la mattina stava giocando con altri due compagni di scuola: uno di loro era uno zombie (sì, tema Minecraft!) e lui insieme a un altro dovevano scappare impauriti. Al che il compagnetto dice: “Oh, io non scappo, mica sono un COGLIONE”. Vi lascio immaginare la mia faccia. A parte la domanda lecita “Che cosa è un coglione?” e la mia conseguente risposta “………….” , ho subito pensato I GENITORI SONO LA ROVINA DEI FIGLI. Perché parolaccia a parte (cavolo in prima già il coglione, in quinta…???), la paura è un sentimento primario del nostro essere, importante per la crescita indipendentemente da tutto, e nel gioco può essere importante anche riuscire a dimostrarla e poi sconfiggerla. Ora, lungi da me dal giudicare e criticare, io sono sempre stata per il “vivi e lascia vivere”, però queste cose mi fanno alzare il sopracciglio. Perché forse non tutti ci rendiamo conto di quanto le nostre parole, i nostri atteggiamenti, i nostri modi di fare possano essere negativi per la loro crescita. Perché loro si comportano “per imitazione”, pensiamo bene a come ci comportiamo.

E comunque sicuramente di errori ne farò anche io, eh, non sono mica una santa! Anzi mi faccio mille quesiti, mi dico sempre “Ho sbagliato, devo rimediare”, però sembra che non tutti lo facciano.

La riflessione successiva è la “Relatività dell’Educazione“.

Mi spiego meglio. Nonostante tutti gli sforzi, gli esempi positivi, le dimostrazioni su cosa sia giusto fare, come comportarsi, cosa si dice e cosa no, dovremo sempre fare i conti con il carattere dei nostri figli. Perché se insegniamo la pazienza, davanti a tuo figlio che la perde in continuazione ti sentirai frustrata. Se tuo figlio è esuberante, ci vorrà tutta la tua calma per riuscire a farlo stare buono dentro un negozio e vedere che nonostante i tuoi sforzi a volte è inutile, perché il suo temperamento prenderà il sopravvento. Oppure, se insegni al piccolo a fare la fila allo scivolo, e lui invece spinge tutti per passare avanti con successivo capriccio per il tuo diniego, e siccome è in un suo momento no, non ti ascolta e fa di testa sua, non vorrà dire che manca di educazione, sarà solo un suo momento (sperando che da grande non voglia fare il furbo per saltare il turno alla fila alla cassa!). E successivamente un pensiero futuro: penso al ragazzino più grande, che nonostante tu gli abbia insegnato “Non fare il vandalo!”, scrive parolacce sugli scivoli del parco. E non penso che a casa propria si metterebbe a scrivere sui mobili!

In fin dei conti un genitore fa del suo meglio, ma poi quanto questo verrà capito, assimilato e fatto proprio da tuo figlio? Questo non lo so. So solo che è vero, quando educhiAmo, non facciamo che affrontare una sfida continua, fatta di consapevolezze e dubbi, vittorie e sconfitte, una discesa e una salita, proprio come sulle montagne russe…

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